La flebite profonda esclude sempre la rimozione delle vene varicose?
Chi ha avuto una flebite profonda, è probabile che si sia sentito dire almeno una volta: “Le vene varicose non si possono più toccare.”
Una frase netta, che suona come una condanna definitiva e che spesso lascia spazio a frustrazione, dubbi e malessere.
Perché quando parliamo di vene varicose, parliamo di gambe pesanti, gonfiore, dolore, senso di tensione, crampi notturni, talvolta anche alterazioni della pelle. Sintomi che hanno un impatto concreto sulla quotidianità e la qualità della vita.
La domanda allora diventa inevitabile: è davvero impossibile trattare le vene varicose dopo una trombosi venosa profonda?
Vene varicose: un problema del sistema venoso superficiale
Partiamo dalle basi: le vene varicose (o varici) sono vene dilatate e tortuose che appartengono al sistema venoso superficiale, cioè quello più vicino alla pelle.
Dal punto di vista medico, possono essere il sintomo più evidente dell’insufficienza venosa, ossia una patologia vascolare che si manifesta quando le valvole all’interno delle vene non riescono a far risalire il sangue verso il cuore, provocando ristagni all’interno dei vasi e la loro dilatazione nel tempo, fino a far deformare le vene.
Flebite profonda: una condizione diversa e più delicata
Con il termine flebite profonda si intende, più correttamente, una trombosi venosa profonda: vale a dire l’infiammazione di una vena dovuta alla formazione di un coagulo di sangue all’interno di un vaso del sistema venoso profondo, quello che drena la maggior parte del sangue dalla gamba.
È una condizione potenzialmente seria, perché il coagulo può ostacolare il flusso sanguigno o, in rari casi, migrare compromettendo gravemente la salute.
Qui è fondamentale sottolineare un punto cruciale:
- Le vene varicose riguardano il sistema superficiale.
- La trombosi venosa profonda interessa il sistema profondo.
Sono due compartimenti collegati, ma distinti. Ed è proprio questa distinzione a fare la differenza quando si parla di trattamenti.
Da dove nasce il mito?
Il ragionamento che spesso si fa è questo:
“Se ho avuto un problema grave di circolazione profonda, qualsiasi intervento sul sistema superficiale sarà pericoloso.”
Ma la medicina non funziona per automatismi. Funziona per valutazioni personalizzate, perciò una trombosi venosa profonda non è automaticamente una controindicazione definitiva al trattamento delle vene varicose. Diventa invece un elemento importante da considerare nella valutazione clinica.
Cosa conta davvero: lo stato attuale del sistema venoso profondo
La domanda su cui focalizzarsi davvero non è:
“Hai avuto una trombosi in passato?”
Ma piuttosto:
“Com’è oggi il tuo sistema venoso profondo?”
Dopo un episodio di trombosi, possono verificarsi situazioni diverse:
- completa ricanalizzazione della vena (cioè la vena si è riaperta e funziona adeguatamente);
- presenza di esiti cicatriziali ma con buona funzionalità;
- danno valvolare significativo;
- ostruzione cronica.
Nella maggior parte dei casi il coagulo va incontro a ricanalizzazione:nel tempo, il sangue riesce a riaprire un passaggio all’interno della vena precedentemente ostruita e questo processo avviene generalmente nell’arco di 2–3 anni.
Una volta accertata la ricanalizzazione del trombo e la stabilità del sistema venoso profondo, eventuali varici secondarie possono essere rimosse in sicurezza, perché non rappresentano più un meccanismo compensatorio indispensabile.
È importante però sapere che la vena ricanalizzata spesso perde la normale funzionalità delle sue valvole. Questo significa che, anche dopo il trattamento delle varici, può essere consigliato nel tempo l’utilizzo di una contenzione elastica, come le calze a compressione graduata, per sostenere il ritorno venoso e prevenire gonfiore e sintomi.
Non è quindi l’aver avuto una trombosi in sé a vietare l’intervento per la rimozione delle vene varicose, ma la condizione funzionale attuale del sistema venoso profondo.
Quando è necessaria maggiore cautela
Quanto detto finora, non invalida necessariamente eventuali pareri cautelativi. Ci sono infatti situazioni in cui la prudenza è fondamentale:
- trombosi recente o ancora in fase attiva;
- necessità di terapia anticoagulante in corso;
- presenza di sindrome post-trombotica severa (cioè esiti importanti della trombosi con gonfiore cronico, alterazioni cutanee, dolore persistente).
In questi casi, l’obiettivo primario non può essere né l’estetica né la rimozione della vena varicose, ma la stabilizzazione del sistema venoso profondo. E, ancora una volta, solo una valutazione specialistica approfondita potrà stabilire tempi e modalità adeguate.
Quali trattamenti per le vene varicose sono possibili dopo una trombosi venosa?
Oggi esistono diverse opzioni terapeutiche per le vene varicose:
- chirurgia mininvasiva ambulatoriale;
- termoablazione laser o con radiofrequenza;
- scleroterapia con sostanze specifiche;
Come già spiegato più approfonditamente nel nostro articolo sui trattamenti mininvasivi per vene varicose e capillari dilatati, ogni tecnica ha indicazioni precise.
In una persona che ha avuto una trombosi venosa profonda, la scelta del trattamento deve considerare:
- il rischio trombotico individuale;
- lo stato del sistema profondo;
- la necessità di eventuale profilassi;
- il bilancio tra beneficio e rischio.
Rimozione delle vene varicose e flebite profonda pregressa: non una controindicazione assoluta, ma una decisione su misura
Se hai avuto una flebite profonda e stai convivendo con vene varicose sintomatiche, potresti sentirti in bilico tra due paure:
- lasciare tutto com’è e continuare a soffrire;
- intervenire e rischiare complicazioni.
La verità è che non sei inevitabilmente davanti ad uno spiacevole compromesso, ma davanti ad una possibilità che deve essere preceduta da una valutazione accurata e consapevole.
Una trombosi venosa profonda pregressa:
- è un fattore importante;
- richiede prudenza;
- impone uno studio approfondito;
- ma non equivale automaticamente ad un divieto a procedere alla rimozione delle vene varicose.
Il punto centrale non è il passato. È la condizione attuale del tuo sistema venoso. E quella si può valutare in modo oggettivo, attraverso un ecococlodoppler venoso.
Se stai vivendo il disagio delle varici e hai una storia di trombosi, la strada non è rassegnarti, ma sottoporti a una valutazione specialistica accurata, con esami adeguati e un confronto chiaro su rischi e benefici.
In Angiomedica vantiamo un’esperienza pluridecennale nel trattamento delle patologie vascolari, grazie al lavoro pioneristico del nostro fondatore e direttore sanitario, il dr. Paolo Santoro, il quale ha introdotto in Italia metodiche mininvasive e raggiunto oltre 10.000 interventi all’attivo.
Per comprendere davvero lo stato della tua circolazione venosa e valutare se e come intervenire in sicurezza, rivolgiti a noi per una visita specialistica.

Prof. Paolo Santoro
Angiologo / Chirurgo Vascolre



